Creato Martedì, 21 Maggio 2013 11:46 | Data pubblicazione | Scritto da oderzogrilla | | | Visite: 36
La legge Finocchiaro - Zanda contro il M5S #NonSiamoUnPartito
>>> Oggi, martedì 21 maggio sarò a Lodi ore 17 e a Brescia, ore 21. Domani mercoledì 22 maggio sarò a Sestri Levante ore 14 e a Imola, ore 20. Le dirette saranno trasmesse su La Cosa L'evento finale del "Tutti a Casa Tour" sarà il 24 maggio in piazza del Popolo a Roma.Sostieni con una donazione<<<
Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo e non può essere costretto a farlo. Se la legge anti MoVimento di Finocchiaro e Zanda del pdmenoelle sarà approvata in Parlamento il M5S NON si presenterà alle prossime elezioni. I partiti si prenderanno davanti al Paese la responsabilità di lasciare milioni di cittadini senza alcuna rappresentanza e le conseguenze sociali di quello che comporterà.
Creato Lunedì, 06 Maggio 2013 18:07 | Data pubblicazione | Scritto da oderzogrilla | | | Visite: 220
A Chiarano spuntano i primi attivisti a 5 stelle, che hanno organizzato una serata per presentare il M5s.
Vi invitiamo a diffondere la notizia condividetela nei vari social network o se volete potete scaricare il pdf del volantino per stamparlo e distribuirlo, oppure più semplicemente, potete mandarci una mail per darci la vostra disponibilità a distribuire i volantini. Noi siamo già partiti con la stampa e ci stiamo organizzando per la distribuzione che a giorni partirà.
Creato Mercoledì, 24 Aprile 2013 04:30 | Data pubblicazione | Scritto da oderzogrilla | | | Visite: 131
"Grillo è uno squilibrato, i Cinque Stelle un branco di burattini", Berlusconi. Per il capo del Modello Unico pdl-pdmenoelle, caso irripetibile al mondo in cui un tizio è responsabile sia del partito di governo che di quello di opposizione per vent'anni, io sarei uno squilibrato. Detto da lui è una medaglia al valore. Il M5S è rimasto il solo soggetto politico a contrastare Berlusconi. Il M5S è il nemico da abbattere su ogni canale televisivo. Berlusconi si riferisce con disprezzo agli attivisti e ai parlamentari del M5S dandogli dei burattini. Ma chi ha creduto in Parlamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak? Chi ha occupato in massa il Tribunale della Repubblica di Milano? Burattini senza fili che non hanno nemmeno bisogno di ordini. Muovono la coda per puro riflesso.
Creato Sabato, 20 Aprile 2013 16:18 | Data pubblicazione | Scritto da oderzogrilla | | | Visite: 215
Testo integrale dell’intervista a Stefano Rodotà in occasione dell’Assise di Canossa – 3 marzo 2011.
“Unici al mondo, non valutiamo tranquillo un individuo, in quanto si astiene dagli incarici pubblici, ma superfluo. (Pericle)”
Adriana Paolini – Lei ha detto, durante la sua introduzione magistrale all’evento del 3 marzo 2012 “La politica va a Canossa”, sull’Assise Nazionale contro la corruzione e per la cultura della legalità, già da lei proposta a suo tempo nel lontano maggio del 1992, e finora trascurata dalla politica, che la stessa politica è corrotta e probabilmente connivente con i corruttori. Ma la politica coltiva il vivaio delle sue rappresentanze nelle sedi di partito, che ne certificano e propongono l’eleggibilità per gli incarichi della pubblica amministrazione. E al contempo manca un’attiva partecipazione politica da parte dei cittadini, che disertano le sedi dei partiti o, per i pochi temerari che ci provano, vengono a volte scoraggiati dal frequentarle, proprio da quelli che le abitano da tanto tempo e le difendono quasi quali avanposti di un potere autoreferenziale. Come si torna ad aprire le sedi dei partiti e a riformulare la partecipazione politica delle persone, come possibile strumento di prevenzione alla corruzione?
Stefano Rodotà – Non c’è dubbio che in questi anni la politica è divenuta di per sé oligarchica. Per una serie di ragioni si è concentrato il potere dei partiti in mani sempre più ristrette. Le ragioni sono legate a molti fattori, anche la legge elettorale. Nel momento in cui la legge elettorale ha sostanzialmente modificato il criterio di selezione del personale politico e l’elezione è determinata mediante una lista bloccata, chi stabilisce l’ordine in lista e individua il numero dei possibili eletti in una determinata circoscrizione, ha il potere di selezionare tutto il personale politico. Nelle ultime due elezioni, con la legge Calderoli, credo che non più di 20/25 persone abbiano scelto 945 parlamentari.
Il primo punto quindi è legato alla rottura di questo schema, al mutamento della legge elettorale e quindi in questo modo a una riduzione del potere delle oligarchie dei partiti. Perché segliere i parlamentari significa poi anche individuare filiere clientelari e indivuando filiere clientelari si dà anche un incentivo diretto o indiretto alla corruzione.
La legge elettorale però secondo me non basta. Resta aperto il problema della corruzione dei partiti, legato al principio e alla regola del metodo democratico. L’Art. 49 della Costituzione è frutto di varie mani, e anche di diversi compromessi. Lo stesso Elio Basso che lo avevo scritto e presentato, scrisse poi il libro “Il principe senza scettro” nel quale suo malgrado dovette registrare il tradimento della sua idea di fare dei partiti il motore della democrazia, proprio per questa ragione. Quindi il metodo democratico è indispensabile, e non è un’interferenza all’interno dei partiti, ma è dare agli iscritti il potere di governo e di controllo, e ai dirigenti non dei mandati in bianco e autoreferenzialità, ma responsabilità; perché se i partiti, come dice l’Art.49, contribuiscono, con metodo democratico, alla politica nazionale, devono essere responsabili verso il loro interno e in questo modo, e senza interferenze, nei confronti di tutta l’opinione pubblica. Poi c’è, evidentemente, la questione del finanziamento dei partiti, che è stato anche un motore, per il modo in cui è stato realizzato, di rafforzamento del potere delle oligarchie interne ai partiti, che avevano non solo potere di selezione, ma anche potere del maneggio del denaro. E infine delle regole che nascano dal bisogno di Etica Pubblica. Non si può rimanere in politica quando si è appena sfiorati da un sospetto che queste cariche sono rivestite per interessi personali o interessi di gruppo e non per interesse generale. Se si realizzano queste condizioni allora il ritorno alla partecipazione politica diventa possibile, altrimenti non bastano gli appelli, non basta la tecnologia, non basta l’apertura di siti e di blog, perché laddove ha funzionato, come negli Stati Uniti, ad esempio, a questa utilizzazione della tecnologia corrispondeva poi un potere effettivo dei cittadini. Se questo non si fa non si va molto lontano.
Adriana Paolini- Cosa ne pensa di chi fa politica a tempo indeterminato nell’amministrazione pubblica, per proprio carrierismo personale, impedendo così quel giusto ricambio, che potrebbe già da solo garantire la democrazia e prevenire la corruzione. E a quale età si dovrebbe iniziare a essere eleggibili, senza rischiare la tentazione di voler proseguire a vita e soprattutto a qualsiasi costo. Non si dovrebbe almeno aver già dimostrato di aver sviluppato una propria professione, a cui tornare alla fine del proprio mandato pubblico, che potrebbe durare un massimo di 5/10 anni?
Stefano Rodotà – Io capisco che c’è un rischio nel professionismo politico, ma tutti i vincoli all’accesso alla politica io li ho sempre visti con molta diffidenza, perché rischiamo poi di escludere intere fasce della popolazione. Se per esempio, un diciottenne, che non può dimostrare di avere già sviluppato una sua professionalità, si innamora della politica, nel modo più alto e disinteressato, lo dobbiamo escludere? O forse non può venire da questa persona un contributo alla politica maggiore di quello di un professionista? Ne ho visti tanti nella mia vita parlamentare, e le cronache ce ne parlano anche in questo periodo, che entrano in parlamento, con una grossa esperienza professionale e fanno del parlamento un luogo per rafforzare più la propria fortuna professionale che altro. Devo dire la verità, i punti fondamentali da rispettare sono due, l’accesso deve essere possibile attraverso la ripulitura del sistema dei partiti. Oggi entra molta gente, effettivamente anche persone giovani, pensando che lì si possa fare carriera. Perché si entra in un mondo chiuso, oligarchico, con pochi controlli e nessuna trasparenza. Cambiando queste condizioni si entrerà in un’altra maniera e si sarà più controllabili e in questo senso il ricambio dovrebbe essere possibile. Io vedo con grande favore l’imposizione di tetti e anche di vincoli per quanto riguarda tutta una serie di attività di amministrazione alta o piccola legata alla politica. Io ho fatto il presidente dell’autorità garante per la privacy, con un vincolo di due mandati, che non si possono superare e trovo che questo sia assolutamente sacrosanto. Anche, e non solo, per evitare le incrostazioni, ma anche per un’altra ragione, perché altrimenti, non voglio dire che ci si burocratizza, ma il ricambio di un solo mandato è poco, perché si accumula esperienza che non si può mettere a frutto, ma troppo può anche essere un’ostacolo all’innovazione, al cambiamento, nuove idee possono funzionare meglio. E c’è anche il problema di stabilire poi delle incompatibilità successive. Troppo volte abbiamo visto che si è lavorato, anche all’interno delle autorità, spesso cosidette indipendenti, avendo l’occhio a che cosa mi capita una volta che il mandato sia stato esaurito. E a questo dire no. C’è un periodo nel quale una serie di attività, direttamente o indirettamente connesse alla funzione pubblica che tu hai svolto dovrebbero essere precluse. Lo dico anche per chi ha svolto altissime funzioni come i giudici costituzionali. Per quanto riguarda il limite alla politica, io penso che questo sia bene affidarlo, da una parte alla ripresa di meccanismi di controllo spontanei e dall’altra alle regole che i vari partiti si danno. In questo senso, secondo me, lo Statuto Pubblico dei partiti avrebbe una sua funzione. Stabilire che una persona che ha acquisito in politica, non dico benemerenze, ma grandi competenze, penso per esempio a figure come Sandro Pertini, che nella storia di questo paese ha avuto una grande importanza, ricoprendo la carica di Presidente della Repubblica in un momento molto difficile, riconciliando molto cittadini e politica, se avesse avuto un limite temporale sarebbe stato rottamato e non sarebbe stata certo una bella cosa.
Adriana Paolini – Come pensa dovrebbe comportarsi, in chiave garantista, un eletto o un amministratore pubblico che si trovasse indagato per qualsiasi reato e la cui accusa risultasse alla fine infondata?
Stefano Rodotà – A questo riguardo ho un’idea molto precisa. Può essere anche sgradevole, ma chi si trova in questa condizione deve farsi da parte. Capisco che a questo punto si potrebbe dire: ma affidiamo la politica a magistrati che possano poi introdurre e stabilire loro le carriere politiche. E poi allora non per qualsiasi reato, ma per determinate imputazioni. Non credo che questo sia materia di legge, per cui io credo che questo debba essere oggetto di una grande riflessione. Per qualsiasi reato, farsi subito da parte certamente no. Però la fascia per cui le dimissioni non siano assolutamente necessarie deve essere estremamente ridotta. Certamente poi, una dichiarazione pubblica, accompagnata da un ritrasi dalla scena, e alla fine la dichiarazione di assoluzione di infondatezza delle accuse, non credo che diminuirebbe la statura, anche morale, di una persona di questo genere, che ritornerebbe sulla scena pubblica come chi non ha fatto nessuna resistenza a che anche l’accertamento giudizziario venisse svolto.
Adriana Paolini – Secondo Lei, perchè i comitati di garanzia, che ogni partito ha, e in cui siedono molti giuristi, non hanno mai segnalato la deriva politica, in chiave protezionistica?
Stefano Rodotà – Proprio perché c’è stata, come dire, troppa contiguità. Non voglio dire che venivano scelti compiacenti è che, magari, pur avendo un nome molto onorato, si sapeva che non avrebbero dato grande disturbo. Voglio ricordare che in Parlamento, in anni lontani, quando io ero membro del gruppo della sinistra indipendente, c’era un deputato, Gustavo Minervini, un giurista di grande qualità, che tutte le volte in cui si discuteva dei bilanci dei partiti, metteva il dito proprio su ciò che oggi è stato ricordato, e cioè il controllo, primo su come venivano scelti i controllori e in secondo luogo sulle modalità assolutamente formali del controllo: i controllati non possono scegliersi i controllori.
Scheda Biografica di Stefano Rodotà (fonte Wikipedia)
Creato Sabato, 20 Aprile 2013 12:50 | Data pubblicazione | Scritto da oderzogrilla | | | Visite: 170
Bè chi dice che il M5s ha perso consensi credo non abbia fatto il conto con le piazze del tsunami tour che si è svolto in Friuli Venezia Giulia per le elezioni regionali. Vi proponiamo questo video che abbiamo girato a Pordenone che vi farà vedere come non solo la piazza era piena, ma come sia aumentata anche la voglia di cambiamento. Un documento esculsivo che vi aggiornerà su come i partiti stanno bloccando il parlamento per dare la colpa al M5S.
Abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno che tutti noi facciamo qualcosa. Noi ce la stiamo mettendo tutta ma non basta. Ci manca una sede dove poterci incontrare per i nostri incontri che sinora si sono svolti in bar, pizzerie ed per un breve periodo a Rustigne nella ex scuola.
Cerchiamo qualcuno che possa mettere a disposizione una sala per una sera alla settimana abbastanza grande da poter ospitare 50 persone che sia nei pressi di Oderzo.
Anche mettere a disposizione uno spazio e f…
Beppe Grillo a Maniago, si concede ai giornalisti per 11 minuti facendo un riassunto di ciò che ha detto sul palco poco prima. Spiega ai giornalisti come non si possa legiferare se non si aprono le commissioni, e che il M5S è pronto a governare, le leggi sono già fatte non è vero che siamo noi a bloccare questo paese, noi siamo pronti, sono loro ( PDL,PD-L ecc..) che non vogliono che portiamo avanti leggi sul conflitto di interessi o leggi contro la corruzione insomma come possono il ladri accet…
Pizzarotti e i dipendenti del comune di Parma
"Nel dicembre 2012 è scaduta la normativa nazionale che regolamentava l’erogazione delle indennità accessorie ai dipendenti pubblici. La direzione intrapresa è considerata efficace e adeguata anche dall’Associazione Nazionale dei Comuni italiani, da sempre a tutela dei dipendenti delle PA. Questo si evince dalla presa di posizione dell’ente, uscita in un recente articolo del periodico “Personale News” - rivista di aggiornamento e formazion…